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  • Immagine del redattoreDaniela Giuffrida

ROMA - I.S.A. - XX ANNO VV.F. IN ANTARTIDE

Di Daniela Giuffrida




In occasione del 20° anniversario della presenza dei Vigili del Fuoco italiani in Antartide e a conclusione della XXXIX campagna estiva del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide, avvenuta lo scorso marzo, si è svolta oggi a Roma presso l’I.S.A. (Istituto Superiore Antincendi) una cerimonia di consegna dei riconoscimenti ai Vigili del fuoco che, provenienti da diversi comandi dislocati in tutto il paese, hanno partecipato alla missione antartica.

Fra i premiati tre VV.F.  siciliani: il capo reparto  Mario La Paglia del Comando di Enna, il capo reparto Francesco Nasello del Comando di Ragusa e  il capo squadra esperto  Alfio Cavallaro del Comando di Catania.

Al C.S.E. Cavallaro, specialista nell’uso di macchine per il “movimento terra”, abbiamo posto alcune domande.


Lei è stato impegnato per ben due volte presso la base scientifica italiana “MZS” (Mario Zucchelli Station) in Nuova Zelanda. Per quanto tempo vi è rimasto e di cosa si è occupato?

Si, sono stato inviato in missione presso la base italiana dell’ENEA in Antartide per due volte, la prima nel 2017 e l'ultima volta nel 2019. Lì mi sono occupato insieme ad altri colleghi oltre che della sicurezza antincendio anche della realizzazione − mediante l’uso di mezzi pesanti per il movimento terra − di una pista aeroportuale.

 

Una pista aeroportuale sul promontorio roccioso di Baia Terra Nova, nel Mare di Ross?

Sì, si tratta di una pista voluta per consentire l’atterraggio dei grandi C130 e dei velivoli a ruote, così da garantire ai tecnici dell’ENEA che alla base operano, un più rapido recapito di attrezzature scientifiche, viveri e di altri generi di prima necessità. 


Ma tornerebbe ancora alla base?

Si, come vigile del fuoco, e come uomo tornerei in Antartide senza esitazione. La possibilità di operare in un contesto così estremo e unico è un'esperienza che arricchisce sia dal punto di vista professionale che personale. Quei ghiacci rappresentano una sfida costante, con condizioni climatiche difficili e un ambiente in cui la sicurezza e la prontezza sono fondamentali.


Essere parte di una missione del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide significa contribuire comunque a importanti progetti scientifici e supportare la comunità scientifica internazionale.

Si ed è estremamente gratificante. Inoltre, la collaborazione con colleghi provenienti da diverse regioni del paese e da altre nazioni rafforza lo spirito di squadra e favorisce lo scambio di conoscenze ed esperienze.


Quindi partecipare a una missione in Antartide offre anche una buona opportunità di crescita  professionale.

Sì, mettere in pratica le proprie conoscenze e imparare nuove tecniche aiuta a migliorare le proprie competenze e poter tornare in quei luoghi sarebbe un'esperienza eccezionale e una nuova sfida entusiasmante, che accoglierei con grande entusiasmo e determinazione.


Ricordiamo che la missione in Nuova Zelanda è gestita da CNR, ENEA e OGS, nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) e coinvolge oltre al supporto del personale delle Forze armate e del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, circa 130 tra ricercatori e tecnici impegnati in 31 progetti di ricerca su geologia, paleoclima, scienze dell’atmosferabiologiaoceanografia e astronomia












 

 

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