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LA DONNA ORIENTALE

  • Immagine del redattore: Daniela Giuffrida
    Daniela Giuffrida
  • 8 gen 2018
  • Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 19 giu 2024

Di Daniela Giuffrida

Finalmente, dopo oltre due ore di attesa, il gate n.15 viene aperto e pazientemente il lungo serpentone di viaggiatori, che nel frattempo si è formato, prende a snodarsi adagio verso il banco della compagnia aerea, per la verifica dei documenti e il successivo imbarco.

Quattro passi sulla pista, nell’aria gelida della sera bolognese, lungo un percorso obbligato, quindi ancora in fila su una scaletta mentre il vento gelido sferza il tuo viso e scompone i tuoi capelli. Poi, a passi lenti, finalmente sei dentro la pancia di quell’aereo che ti riporterà a casa.

24F il tuo posto accanto al finestrino, scegli sempre quello perché riuscire a vedere oltre la carlinga dell’aereo ti aiuterà a non provare il bisogno spaventoso di scappare a gambe levate da quel misto di odori che inevitabilmente troverai a bordo e che, altrettanto inevitabilmente, ti darà la nausea.

Posi il trolley nel suo alloggiamento ma il tuo posto è occupato da una donna anziana dai lineamenti marcati.

Non riesci a capire quale sia la sua etnia: porta una sciarpa sbiadita sulla testa come una donna orientale e parla al telefono in una lingua incomprensibile. Si sentirà osservata perchè alza la testa e, senza interrompere la sua conversazione, ti guarda, tu le sorridi, lei sorride, si alza e si sposta lasciando libero il tuo posto. Si siede accanto a te e aggancia metà della sua cintura di sicurezza a metà della tua: glielo fai notare, lei ride.

È grassa e ingombrante, spinge il suo gomito contro il tuo braccio mentre, intorno a lei, un odore dolciastro di essenze orientali si leva forte, nauseante: ti ricorda uno di quei voli Milano-Dakar con scalo a Lisbona o a Tunisi o a Casablanca o a Barcellona.

Cerchi di respirare adagio ma quell’odore si insinua dentro le tue narici e arriva al cervello. Lei continua a parlare al telefono in un idioma incomprensibile anche quando l’aereo si alza pesantemente dal suolo.

La osservi attentamente ma lei non si accorge e continua la sua conversazione ignorandoti, poi chiude e ripone il suo vecchio telefonino ancora acceso dentro una borsa di coccodrillo bianco sporco.

L’aereo vibra paurosamente mentre sale di quota rapidamente, la donna si rannicchia sulle ginocchia e spinge la testa contro il sedile davanti a sé, deve avere molta paura. Provi a immaginare da quale paese provenga, quale sia il suo vissuto e la immagini giovane e bella e circondata da 350 bambini, tutti figli suoi, sorridi. Cerchi di parlarle, di farle coraggio ma lei non ti ascolta, bisbiglia adagio qualcosa che sa di preghiera: oltre il finestrino è buio pesto e riesci a vedere solo minuscole lucine giù in basso, lontane anni-luce da te.

La donna orientale si è distesa e ha preso a russare, mentre il suo odore si sparge dentro la tua testa, lasciando posto solo ad un pensiero: ancora un’ ora e sarai a casa.

*foto: Daniela Giuffrida

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