top of page
  • Immagine del redattoreDaniela Giuffrida

LA NINFA E IL RE DEL LAGO

Aggiornamento: 5 giu

Di Daniela Giuffrida

C’era una volta e c’è ancora oggi, posta al centro di alte montagne, una minuscola valle immersa nel verde di secolari conifere. Al centro della stessa vi è un laghetto che in inverno gela ma che in estate si riempie di piccoli fiori bianchi. Questi sembrano essere stati posti lontano dalle rive, da una mano gentile che ha inteso così proteggerle da eventuali avventori umani e dalle creature dei boschi (lupi compresi), che di notte potrebbero devastarli, calpestandoli. E’ qui, in questo posto che sa di magia, che viveva un tempo una bellissima pastorella.

La fanciulla dai lunghi capelli biondi, tutti i giorni conduceva le sue pecorelle al pascolo e mentre queste brucavano tranquille l’erba e si abbeveravano nelle acque limpide del laghetto, lei sedeva su un grosso sasso e intrecciava corone di fiori con le quali adornava i suoi capelli. La sua vita scorreva serena finché, un brutto giorno, una delle sue pecorelle non si smarrì nel bosco. Lei perse del tempo per cercarla e quando la ritrovò era già sera. Fu quando raggiunse di nuovo il lago per radunare i suoi animali che si imbatté nel Re del Lago.

Egli era una creatura cattiva, una sorta di stregone che usava la magia per fare dispetti e dare fastidio a chiunque osasse addentrarsi in quello che egli considerava il suo regno: tutti in fondo alla valle lo temevano.

Quando questi vide la pastorella, per quanto fosse di animo cattivo, restò ammaliato dalla sua bellezza e se ne innamorò immediatamente. Egli provò a parlare con la ragazza, cercò di convincerla a restare con lui, ma per quante ricchezze le offrisse, la pastorella non volle sentire ragioni e rifiutò le sue attenzioni. Così, il re decise di punirla.

Con un sortilegio, il malvagio sovrano trasformò la fanciulla in una ninfa perfida e cattiva, le proibì di amare e la condannò a vivere in fondo al lago. Le concesse però di uscire dalle acque ogni sera al tramonto, così che potesse prendersi cura dei propri capelli e potesse adornarli con i fiorellini bianchi che egli stesso aveva sparso per lei, sulla superficie del lago.

Ogni sera, dunque, lei veniva fuori dalle profondità scure e, cantando, spazzolava i suoi lunghissimi capelli.

A volte, a fine giornata, veniva a rinfrescarsi al lago un pastore, a volte un viandante o un cacciatore e quando qualcuno di loro si soffermava nei pressi del lago fino al tramonto, poteva vedere la ninfa apparire dall’ acqua e iniziare il suo canto. Inevitabilmente il malcapitato rimaneva immobile a guardarla, incantato.

Quando la ninfa si accorgeva della sua presenza, iniziava a fissarlo con sguardo languido e pieno di promesse, quindi lanciava – dal centro del lago alla riva – un ponte di cristallo e il poveretto vi saliva sopra nella certezza di raggiungerla. Ma sotto il suo peso, il cristallo del ponte si frantumava in pezzetti piccoli piccoli ed egli finiva nelle gelide acque dove trovava la morte. Ben presto la cosa fu nota in tutta la valle e nessuno più si avventurò di sera fra i boschi, sui sentieri che conducevano al lago.

Una sera, giunse in quella radura un giovane cacciatore. Bello come il sole ma curioso e imprudente come solo la sua giovane età gli permetteva di essere, sedette sulla riva ad aspettare il tramonto. Quando vide apparire la ninfa rimase incantato a guardarla. Anche lei lo guardò, smise di cantare e si tuffò in fondo al lago. Il cacciatore tornò la sera dopo, ancora una volta si sedette sulla riva del lago e aspettò che la ninfa emergesse dall’acqua ma, come la sera precedente quando lei lo vide smise di cantare e si tuffò in acqua. Tutto ciò avvenne anche la sera successiva e l’altra ancora.

La costanza del cacciatore, il suo sguardo pieno d’amore e le parole dolcissime che lui sapeva dirle, la conquistarono e sebbene lei sapesse quanto questo avrebbe irritato il re del Lago, decise di incontrarlo. Lei non sapeva che l’incantesimo del re sarebbe svanito qualora si fosse innamorata, e così attratta irresistibilmente dal fascino del giovane cacciatore, lanciò il ponte di cristallo sulla terra ferma e lo invitò a raggiungerla: anche lei vi salì su. Quando entrambi raggiunsero il punto più alto del ponte e furono finalmente vicini, l’uno fra le braccia dell’altra, il ponte si frantumò in mille pezzi e fu ingoiato dal lago trascinando con sé anche i due giovani, uniti nel loro primo ed ultimo abbraccio.

Il re del Lago aveva vinto: la “sua” ninfa non avrebbe mai amato alcuno!

La storia dei due bellissimi giovani si sparse in tutta la valle quindi il silenzio ricoprì questa vicenda.

Ma ancora oggi, nella bella stagione, la superficie del lago si ricopre di piccoli fiori bianchi e la gente del posto è pronta a giurare che a volte, di notte, dal lago si levano i lamenti di dolore dei due bellissimi innamorati, mai stati amanti.


* Liberamente tratto da una leggenda sulla “Ninfa del lago”

* Foto di copertina dal web: “Le streghe di Fenix 

 “

1 visualizzazione

Post recenti

Mostra tutti

Comments


bottom of page